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Adriano Sofri, la storia del processo per l’omicidio Calabresi
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Adriano Sofri, il caso Calabresi: la condanna che divise l’Italia

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La storia di Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi: il processo, la sentenza definitiva e il dibattito mai chiuso.

Adriano Sofri è una delle figure più controverse della storia politica e giudiziaria italiana del secondo Novecento. Giornalista, scrittore ed ex leader di Lotta Continua, il suo nome è rimasto legato soprattutto al processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, ucciso a Milano il 17 maggio 1972.

La vicenda nasce dentro il clima durissimo degli anni successivi alla strage di piazza Fontana e alla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato da una finestra della Questura di Milano nel dicembre 1969.

Calabresi, pur non essendo presente nella stanza al momento della caduta secondo l’inchiesta successiva, divenne per una parte della sinistra extraparlamentare il simbolo delle responsabilità dello Stato. Lotta Continua portò avanti contro di lui una campagna durissima, che negli anni sarebbe diventata uno dei nodi morali più discussi dell’intera vicenda.

avvocato giudice tribunale legge
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Adriano Sofri: l’omicidio Calabresi e la svolta del 1988

Il 17 maggio 1972 Calabresi venne ucciso sotto casa, mentre stava andando al lavoro. Per molti anni le indagini rimasero senza una verità giudiziaria. La svolta arrivò nel 1988, quando Leonardo Marino, ex militante di Lotta Continua, si presentò ai magistrati e confessò il proprio coinvolgimento nell’agguato.

Secondo il racconto di Marino, lui avrebbe guidato l’auto usata nell’azione, Ovidio Bompressi avrebbe sparato, mentre Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani sarebbero stati i mandanti. Da quella confessione partì un lungo percorso giudiziario, segnato da condanne, annullamenti, revisioni, assoluzioni temporanee e nuove decisioni.

La condanna definitiva e il dibattito mai chiuso

Nel 1997 la Cassazione confermò in via definitiva la condanna di Sofri, Pietrostefani e Bompressi a 22 anni di carcere. Marino ebbe una pena inferiore, poi coperta dalla prescrizione per effetto delle attenuanti. Sofri ha sempre negato la responsabilità penale nell’omicidio e si è dichiarato vittima di un errore giudiziario. Allo stesso tempo, negli anni ha riconosciuto una responsabilità morale per il clima creato dalla campagna contro Calabresi.

Il caso ha diviso profondamente l’opinione pubblica. Da una parte c’è la verità processuale, definitiva, che ha indicato Sofri come mandante morale dell’omicidio. Dall’altra c’è il fronte di chi, per decenni, ha contestato la solidità dell’impianto accusatorio fondato soprattutto sulle dichiarazioni di Marino.

Sofri ha finito di scontare la pena nel 2012, dopo periodi di carcere, semilibertà e detenzione domiciliare per motivi di salute. Oggi il suo nome resta legato a una ferita ancora sensibile della Repubblica: il delitto Calabresi, la violenza politica degli anni Settanta e una sentenza che, pur definitiva, non ha mai smesso di generare discussione.

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ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2026 20:37

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